Lucio Dalla was born in Bologna, and spent most of his childhood summers on Italy's Southern coast and islands. As your browser speaks English, would you like to change your language to English? [5] Maynard Ferguson also covered the song on his album "Brass Attitude", after having previously paid tribute to Caruso with his rendition of "Vesti la giubba" (titled as "Pagliacci") on the album Primal Scream. E di questo suo gusto divertito di non fare come gli altri, d’essere sempre e comunque un trasgressivo, uno che non accetta le formule e gli schemi, gli rimase poi la gag che avrebbe usato in alcuni concerti, di smontare e rimontare sul palco il suo clarino, col pubblico che seguiva felice la mimica e la tecnica. En el último decenio, sus álbums pierden su impacto sorprendente y original y se convierten en excelentes muestras de canción de autor. Trascurò, senza però abbandonarlo, il territorio della canzone: nel 2006 pubblicò un cofanetto triplo (12000 lune, con copertina di Milo Manara e tre canzoni inedite accanto ai brani più famosi), e nel 2011 dopo la seconda lunga e felice tournée con De Gregori un’intera raccolta  di canzoni d’amore scritte nelle pause dell’impegno teatrale di quegli ultimi anni (Questo è amore); tornò anche a Sanremo, a febbraio 2012, come coautore, corista e direttore d’orchestra di Nanì per Pierdavide Carone. También se ha señalado su influencia en cantautores de la generación posterior como Luca Carboni, Samuele Bersani, Gianluca Grignani y Biagio Antonacci. Nel giorno del suo compleanno, il 4 marzo 2014, i cugini eredi hanno dato vita a una Fondazione a lui intitolata, per valorizzare il patrimonio culturale dell’artista. Esta etapa se caracteriza por la fuerte necesidad de Dalla de contar y contarse. Una vecchia foto lo mostra con le mani nella tasche dei pantaloni, a gambe larghe, proprio come il piccolo inaffidabile ‘spaccone’ che recitava sul palco, e in un’altra si torce verso l’obiettivo con la paglietta in testa e la canna di bambù, nella imitazione di un Nino Taranto che canta Dove sta Zazà? Ha consegnato al ritmo interno della sua musica il segno di una parola non ricercata però sempre immaginifica (non a caso, alcune canzoni sono difficilissime da cantare per gli altri). Su debut resulta polémico, y en múltiples ocasiones le lanzan objetos al escenario debido a sus propuestas audaces para la época y a su look transgresivo. Pubblicò il suo primo album di successo popolare (Storie di casa mia, 1971), con due testi di presa immediata, Il Gigante e la bambina e Itaca, ma costruito soprattutto con una sapienza musicale che metteva in rilievo la qualità originale dell’interpretazione vocale rispetto a un’organizzazione strumentale semplice, pochi accordi narrati su uno sfondo appena leggibile. Subito famosa e registrata all’estero da celebri interpreti come Chico Buarque de Hollanda, o come Dalida che l’aveva cantata con lui a Sanremo, rivoluzionò la vita di Dalla, gli aprì anche la strada per una tournée in America: «E immediatamente, per venti milioni di italiani che seguivano il Festival ero un cantante di successo. In quel 1967, il Festival venne travolto dal suicidio di Luigi Tenco, con cui Dalla aveva cominciato a collaborare: «Andammo a Sanremo insieme, avevamo la camera vicina, la sua morte mi sconvolse… non dormii per un mese» (Lucio Dalla: il futuro dell’automobile, 1977, p. 101). Cominciò con la band di dilettanti che si erano dati il nome di Reno Jazz Gang (c’era anche Pupi Avati, poi noto regista), e però presto la sua vivacità, la facilità dell’improvvisazione, la scaltrezza istrionica con la quale affascinava il pubblico, lo fecero ingaggiare da uno dei complessi più noti del dixieland italiano, il gruppo della Second Roman New Orleans Jazz Band di Carlo Loffredo. Ma la sua vena compositiva si mostrava da tempo prosciugata, il successo sembrava trascurarlo, e il suo interesse pareva concentrarsi sempre più intensamente sul teatro, anche per le sollecitazioni che riceveva da un giovane attore che gli è stato compagno nell’ultima parte della vita, Marco Alemanno. Il suo stile ha conquistato più generazioni. Che fu poi lo stesso che lo trovò morente, il primo giorno di marzo del 2012 a Montreux, poche ore dopo il debutto di un tour internazionale. digitale, 1° marzo 2012: http://www.ilfoglio.it/articoli/v/104183/rubriche/il-magico-quotidiano-di-lucio-dalla-cantautore-felice.htm). Questa sua nuova, composita identità condensò nel corso degli anni un processo di maturazione che lo spinse non soltanto sull’avanscena della composizione musicale – con una capacità assai rara d’integrare le forme della musica d’arte e una comunicazione dichiaratamente popolare – ma anche su un uso della voce come duttile strumento della rappresentazione artistica: erano dissonanze, scalate timbriche, strappi improvvisi del recitato, rotture della linea melodica, mugolii, incursioni di sonorità scat ereditate dalla memoria del jazz.